giuseppepiscopo.com | I Vangeli, memoria e documento su Gesù Cristo autore, stile, composizione letteraria, ambiente, periodo storico
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Marco  |  Matteo  |  Luca  |  Giovanni

Potremmo affrontare questo discorso iniziando dal prologo del vangelo di Luca.

Luca ci dice che molti prima di lui hanno cercato di mettere per iscritto un racconto degli avvenimenti della vita di Gesù, cercando di essere quanto più fedeli possibili al racconto che fecero di questi eventi i testimoni che furono presenti sin dal principio…quindi il racconto fatto dagli apostoli. Allo stesso modo ha cercato di fare Luca.

Cosa capiamo da questo prologo? Capiamo che prima ancora che ci fosse qualcuno che metteva per iscritto gli avvenimenti della vita di Gesù, questi avvenimenti venivano TRASMESSI da coloro che erano ministri della parola, in maniera verbale. Quindi inizialmente, i diretti testimoni, gli apostoli e i loro successori. Furono loro a portarono la buona notizia alle genti semplicemente raccontandola. Solo successivamente si misero per iscritto queste testimonianze.

Quando si iniziarono a mettere per iscritto i vangeli, ci troviamo fra il 65 e il 100 d. C.

Per tutti e tre i sinottici la cronologia oscilla tra prima e dopo il 70, l’anno della distruzione di Gerusalemme e del Tempio ad opera dei Romani dell’imperatore Tito. Il criterio di datazione è interno: ci si basa sulla presenza o meno di allusioni nel testo a questo fatto cruciale.

  • MARCO (Giovanni Marco, compagno di Paolo e Pietro; l’attribuzione del suo vangelo è abbastanza sicura): anni 60 o subito dopo il 70. Questo vangelo si presenta come “il vangelo di Gesù Cristo”. Marco e Luca sono uomini apostolici, NON apostoli.
  • MATTEO (uno dei 12),
  • LUCA (compagno di Paolo; l’attribuzione del suo vangelo sembra certa): 10/20 anni dopo Marco. Molto più materiale sulla tradizione su Gesù (specie i detti di Gesù, provenienti forse dalla raccolta perduta della fonte Q). Questo vangelo è scritto nella convinzione che i lettori futuri non dovranno più consultare Marco e Q (Fonte detta Fonte Q andata persa).
  • GIOVANNI (uno dei 12): anni 90-100, esperienza di Gesù radicalmente nuova e differente. Nella forma e nel linguaggio si discosta dai precedenti.

 

Questi quattro vangeli hanno un obiettivo comune: conservare, per i lettori di fine I sec. e per tutti i lettori futuri, un ricordo di Gesù che non venisse meno con la scomparsa dei testimoni oculari.

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Gli scritti contenuti nel Nuovo Testamento vanno esaminati anche in base al genere letterario al quale appartengono: il genere propriamente narrativo, rappresentato fino a qualche tempo fa dai Vangeli e dagli Atti degli Apostoli, poi abbiamo il genere epistolare e il genere apocalittico.

A lungo si è voluto leggerli come opere storiche o biografiche e ricostruire, attraverso di essi, una «vita di Gesù» con criteri di tipo scientifico.

Oggi si tende a ritenere che il «vangelo» sia una creazione cristiana originale, e lo si definisce un «genere storico-kerigmatico» (da kérygma = annuncio), in quanto è il racconto di una storia avvenuta realmente nel passato, che parla al presente, una testimonianza che mira a suscitare e rafforzare la fede.

È Mc che definisce, indirettamente, la sua opera euaggélion (1,1) e crea il tipo del «vangelo». Il termine, molto usato da Paolo, originariamente significava «ricompensa per una buona notizia» e quindi «buona notizia»; nell’accezione più propriamente religiosa, era arrivato a significare «annuncio della salvezza». Entra nell’uso comune dei cristiani, per indicare il vangelo scritto.

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La questione sinottica

La critica moderna ha riconosciuto innanzitutto una netta distinzione tra il Vangelo di Gv, da una parte, e gli altri tre Vangeli, dall’altra, che vengono definiti «sinottici», in quanto è possibile, ponendoli su tre colonne in parallelo, avere una synópsis o «visione di insieme». Mt, Mc e Lc presentano infatti forti somiglianze. Seguono essenzialmente una struttura comune, che prevede alcune tappe:

  1. la preparazione del ministero di Gesù culminante col battesimo,
  2. il ministero in Galilea,
  3. il viaggio a Gerusalemme,
  4. la passione e la risurrezione.

Invece il Vangelo di Gv, che pure ha elementi in comune con gli altri vangeli, soprattutto nel racconto della settimana della passione, segue un piano diverso. Mancano in Gv elementi essenziali per i sinottici: le parabole, l’invio dei Dodici in missione, la Trasfigurazione, il discorso escatologico, le guarigioni di lebbrosi e indemoniati (in genere i miracoli sono pochi), l’istituzione dell’eucarestia (sostituita dalla lavanda dei piedi), ecc.

Ma anche tra i sinottici, accanto alle somiglianze, ci sono numerose differenze, che sono state ben osservate e interpretate (esiste in proposito una «questione sinottica»).

Si è notato che in tutti e tre i vangeli sinottici, risultano dei versetti che hanno dei paralleli, ma ci sono anche versetti che hanno dei materiali propri che non sono comuni ai rispettivi vangeli in questione. Per esempio:

LUCA è il vangelo più lungo con 28 cpaitoli e ha 5 miracoli e 16 parabole
MATTEO ha 8 parabole sue e varie parti
MARCO ha pochi versetti propri.

Le spiegazioni che sono state tentate di dare a questi fenomeni, a partire dal XVIII secolo, sono numerosissime. La difficoltà deriva dal fatto che si deve presupporre un processo graduale di formazione dei Vangeli a partire da tradizioni precedenti, orali e scritte, ma non abbiamo una documentazione su questo processo: lo si può ricostruire, e in forma soltanto ipotetica, attraverso il confronto e l’analisi dei testi evangelici stessi.

Si è pensato:

  1. A una dipendenza da un vangelo primitivo, scritto in aramaico
  2. Ipotesi “Du e fonti”, Mt e Lc, avrebbero tratto entrambi ispirazione da Mc, ma anche da una seconda fonte (la cosiddetta fonte Q, dall’iniziale di Quelle, «fonte» in tedesco), consistente in una raccolta di detti del Signore, presumibilmente scritta e in greco; questa fonte sarebbe rimasta sconosciuta a Mc.

Nacque così la cosiddetta «teoria delle due fonti», che ottenne presto l’adesione dei più grandi biblisti del tempo, sia protestanti (H. J. Holtzmann, C. von Weizsäcker e B. Weiss) sia cattolici (J. M. Lagrange, J. Sickenberger, H. Coppieters).

Oggi la teoria delle due fonti non soddisfa più completamente, perché non spiega certi fenomeni.

Si è ricorsi ad un Proto-Marco (Mt e Lc avrebbero usato una recensione precedente di Mc, più breve di quella attuale e diversa nel linguaggio), o ad un Deutero-Marco (Mt e Lc avrebbero usato una recensione di Mc deteriorata, rivista o contaminata con altre fonti).

Alla questione sinottica furono date diverse soluzioni:

  1. Una prima soluzione radicale fu quella adottata verso la metà del secolo II da Marcione. Tra tutti i Vangeli, egli accettò come canonico solo quello di Luca, risolvendo così la questione alla radice.
  2. Una seconda soluzione è quella praticata per primo dal siro Taziano (attivo a Roma verso il 170). Il metodo consiste nel ridurre i quattro Vangeli a uno solo, traendo materia da tutti e quattro con lo sforbiciare nelle pagine di ciascuno di essi.
  3. Un terzo tipo di soluzione consiste nel lasciare intatti i quattro Vangeli, e cercare di spiegare in qualche modo le loro contraddizioni non più da un punto di vista materiale, ma formale. Agostino si propone di dimostrare attraverso un’opera “De consensu evangelistarum”, il consensus dei Vangeli affinché non traggano motivo di inciampo nella fede cristiana coloro che sono più curiosi che intelligenti.
  4. Eusebio di Cesarea si rifà a un precedente lavoro, oggi perduto, di un certo Ammonio Alessandrino che suddivise il testo dei Vangeli in varie pericopi (355 per Mt, 236 per Me, 340 per Lc, 232 per Gv; allora non esisteva ancora alcuna suddivisione né in capitoli né in versetti), tentandone una concordanza.  Eusebio, da parte sua, riprese il tentativo e lo perfezionò.

La soluzione della sinossi

Dal greco syn-opsis, “visione simultanea”, la sinossi consiste nel riportare a stampa integralmente, contemporaneamente, e di seguito, a colonne nella stessa pagina, il testo continuo dei Vangeli, così da coglierne con un solo colpo d’occhio sia i parallelismi sia le dissomiglianze rispettive.

La sinossi rappresenta il sistema più adeguato e pertinente per rispondere al problema della pluralità dei Vangeli, lasciando intatto fino all’ultima parola il tenore del testo sacro e insieme permettendone una chiarificante visione d’insieme.

 

MARCO

Datazione

Dei tre sinottici è il più breve ed anche il più antico. Per tutti e tre i sinottici la cronologia oscilla tra prima e dopo il 70, l’anno della distruzione di Gerusalemme e del Tempio ad opera dei Romani dell’imperatore Tito. Il criterio di datazione è interno: ci si basa sulla presenza o meno di allusioni nel testo a questo fatto cruciale. Mc risale al 65/70 d.C.

Autore

Il Vangelo secondo Marco è anonimo. Il nome «Marco» non compare nelle liste dei dodici apostoli né in liste di discepoli né in liste di seguaci di Gesù nei quattro vangeli canonici. Non compare all’interno del vangelo di cui porta il titolo. La tradizione cristiana è concorde nell’attribuzione marciana. Il primo riferimento si ha in Papia che, già all’inizio del II secolo attribuì il testo a Marco, cugino di Barnaba apostolo. I moderni tendono a svalutare la testimonianza di Papia e la tradizione che ne dipende, sia per il carattere leggendario di altre informazioni di Papia, sia per il carattere apologetico delle sue affermazioni sul Vangelo di Marco. Però il fatto che l’autore si chiamasse Marco ha qualche probabilità di essere autentico perché si tratta di un personaggio sconosciuto e la tendenza ecclesiastica antica è quella opposta: di attribuire gli scritti a personaggi molto famosi e importanti.

Testimonianze su Marco

ATTI . Un «Giovanni detto Marco» è nominato per la prima volta nel NT in At 12,12 nel contesto della liberazione di Pietro dalla prigionia in Gerusalemme. Subito dopo in At 13,25 è al seguito di Barnaba e Saulo.

LETTERE PAOLO: Compare un «Marco» nei saluti finali di Col e 2Tm. In Col 4,10 Paolo riporta che è cugino di Barnaba.

LETTERA PIETRO: L’ultimo riferimento è nei saluti finali di 1Pt 5,13

Sicché si dovrebbe dedurne che Marco fosse stato in contatto sia con Pietro che con Paolo . Alla fine del II sec. Si riconoscevano come canonici le lettere di Paolo e la 1a di Pietro. Marco rappresentava perciò il collegamento tra Pietro e Paolo . La fortuna per il suo Vangelo è stata proprio che lui fa da ponte tra i due.

I due temi importanti del Vangelo secondo Marco sono il segreto messianico e la difficoltà dei discepoli nel comprendere la missione di Gesù. Riguardo al primo aspetto, Gesù ordina frequentemente di mantenere il segreto riguardo aspetti della sua identità. Non è ancora il tempo di rivelare che è il Messia, lo farà apertamente di fronte al Sommo Sacerdote. Nega nel momento di massima glorificazione umana e lo afferma nel momento peggiore(la passione).  L’intento di Marco è di distogliere il lettore da una identificazione del Messia in un essere che ha gloria e potere sulla terra ma indicarlo come l’uomo crocifisso. Le difficoltà dei discepoli appaiono invece, ad esempio, nella loro difficoltà nel comprendere le parabole (Gesù ne spiega loro il significato, in segreto) e le conseguenze dei miracoli che egli compie dinanzi a loro.

LUOGO: Per quanto riguarda l’ambientazione a Roma del Vangelo, le conferme interne al testo potrebbero essere i frequenti latinismi, certe spiegazioni di costumi ebraici, le traduzioni di termini aramaici, che sembrerebbero presupporre un pubblico non giudaico e non palestinese.

Altri esempi: ripudio della moglie (diritto romano e non giudaico); quadrante(moneta romana); elementi narrativi: l’associazione tra l’apertura dei cieli al momento del battesimo e il velo del tempio squarciato alla crocefissione, rimanda a Roma

LINGUA: greco comune dell’epoca ellenistica. Anche se scrive a Roma usa il greco e non il latino in quanto il greco fino al III sec. era la lingua ufficiale.

DIVISIONE DEL TESTO IN DUE SEZIONI PRINCIPALI( e 3 sottosezioni per parte):

Le due parti sono divide dalla domanda di Gesù “chi dite che io sia?” e infatti le due parti culminano con una professione di fede: alla fine della prima parte Pietro riconosce in Gesù il Cristo; alla fine della seconda parte il centurione romano confessa che quell’uomo è veramente Figlio di Dio.

1,1 – 8,26: prima parte: Ministero in Galilea

  • 1,1 – 3,6: Introduzione battesimo
  • 3,7 – 6,6: La scelta dei dodici;
  • 6,7 – 8,26: Invio dei Dodici;

8,27 – 16,8: seconda parte: Predizioni della sofferenza; morte in Gerusalemme e resurrezione

  • 8,27 – 10,52: triplice annuncio della passione;
  • 11,1 – 13,37: Ministero in Gerusalemme;
  • 14,1 – 16,8: ultima cena, passione, crocifissione, sepoltura, tomba vuota

16,9-20: apparizioni dopo la resurrezione, finale canonico aggiunto dopo.

Due sono i fulcri del vangelo di Marco:

  • chi è Gesù?
  • Chi sono i discepoli?

 

MATTEO

Matteo scrive il vangelo sotto forma di collezione di detti in lingua aramaica. Si attribuisce ad un altro autore la scrittura del testo in lingua greca. Probabilmente questo autore era un giudeo convertitosi al cristianesimo. Secondo gli studiosi l’autore del Vangelo secondo Matteo avrebbe usato come fonte la narrazione del Vangelo secondo Marco per la vita e la morte di Gesù insieme alla fonte Q per i suoi detti.

Il nome di Matteo, a differenza di quello di Marco, è presente nel Vangelo al qual la tradizione lo intitola.

Data di composizione

La maggioranza degli studiosi propone due possibilità per la composizione di Matteo: o verso l’anno 70 d.C., Oppure verso gli anni 80 d.C. La maggiore descrizione della profezia sulla distruzione di Gerusalemme fa propendere per gli anni immediatamente successivi al 70 dopo Cristo.

Ambiente

Secondo la tradizione, Damasco o la regione di Antiochia di Siria come si evince dal capitolo 4 in cui Matteo dice che “la sua fama si sparse per tutta la Siria”

 

A chi scrive Matteo? I lettori a cui l’evangelista si rivolge sembra non conoscano l’ebraico, lo capiamo dal fatto che egli traduce in greco alcune parole ebraiche come: «Emmanuel», «Golgotha» ed «Elì, Elì, lema sabachthani». C’è un abbondante ricorso all’Antico Testamento ed emerge una situazione di contrasto fra l’interpretazione cristiana delle Scritture e la tradizione giudaica. Probabilmente il Vangelo è sorto nell’ambiente di Antiochia.

Il Vangelo è scritto in greco con un’influenza semitica. C’è un ricorso all’AT per mostrare che in Gesù si compiono le Scritture: «Tutto questo avvenne perché si adempisse…»;

 

Divisione del testo:

Emergono 5 grandi discorsi che terminano con una formula analoga;

1-2: la nascita del Messia

3-4: inizio del ministero

5-7: discorso della montagna

8-9: i miracoli

10: discorso missionario

11-12: l’opposizione al Messia

13: discorso sulle parabole

14-17: la fondazione della Chiesa di Gesù

18: discorso ecclesiastico

19-23: lo scontro diretto con Israele

24-25: discorso escatologico

26-28: morte e risurrezione del Messia

 

Nb: emerge uno stretto rapporto fra le parole e le opere di Gesù.

Abbiamo la grande inclusione matteana: «Dio con noi» (1,23) – «Io sono con voi…» (28,20).

Il Vangelo inizia con «Libro della genesi (genealogia) di Gesù».

I 5 grandi discorsi potrebbero far riferimento al Pentateuco.

I temi teologici del Vangelo:

In Gesù si compiono le Scritture: Gesù non abolisce, ma porta a compimento.

La Chiesa è il vero Israele

La giustizia del Regno: «Avete inteso che fu detto agli antichi… Ma io vi dico…». Emerge una giustizia superiore.

Ci sono 20 parabole, di cui 10 proprie di questo Vangelo e originali.

Nel Vangelo di Matteo vengono enunciate 8 beatitudini considerate modello per vivere secondo gli insegnamenti di Gesù. descrivono le caratteristiche per essere felici e per vivere nel regno di Cieli.

 

 

LUCA

L’opera lucana è in due volumi: Vangelo e Atti. Non c’è alcun dubbio che il prologo di Lc 1,1-4 e di At 1,1-5 siano di mano dello stesso autore e rivolti alla stessa persona (un certo Teofilo). Il vangelo deve essere letto con gli Atti che rappresentano l’opera ponte tra Vangeli e Lettere.

Il materiale lucano proviene da Mc, dalla fonte Q e da altre fonti proprie di Luca. Il materiale delle fonti proprie lucane(che costituisce quasi la metà del suo vangelo) è inserito in soli tre punti:

  • 1-2: il cosiddetto «vangelo dell’infanzia»;
  • 6,20-8,3: il cosiddetto «piccolo inciso» (costituito soprattutto dal discorso della montagna)
  • 9,51-18,14: il cosiddetto «grande inciso» inserito nel viaggio verso Gerusalemme.

Il vangelo di Luca è il più lungo e, insieme con gli Atti, costituisce circa ¼ del NT

AUTORE

Sul Vangelo di Lc le prime testimonianze antiche risalgono alla fine del II secolo e sono quelle di Ireneo (Adv. Haer. III,1,1) e del Canone Muratoriano: entrambe queste fonti accreditano l’opinione che Luca fosse il compagno di viaggio di Paolo e suo collaboratore.

Il nome «Luca», come per Marco, non compare nelle liste dei dodici apostoli né in liste di discepoli né in liste di seguaci di Gesù nei quattro vangeli canonici. Non compare nemmeno all’interno del vangelo di cui porta il titolo. Nel Nuovo Testamento lo si ritrova in tre formule di saluti finali nelle lettere paoline.

Colossesi 4,14; 2 lettera a Timoteo 4,11; lettera ai Filippesi 24

Luca sembra essere quindi legato a Paolo. Nella tradizione paolina non fu testimone oculare del ministero di Gesù ed è rimasto con Paolo fino alla fine. In realtà non si sa nulla di lui; nella lettera ai Colossesi si dice che fosse un medico. Si capisce però che è un uomo colto di lingua greca e abile nello scrivere. Non sappiamo anagraficamente chi fosse, ma probabilmente apparteneva alla classe medio-alta, istruito, di classe agiata, benestante.

Luogo: Alcuni lo collocano in Grecia(dove si dice sia morto) altri in asia Minore (per l’attenzione negli atti a Corinto e Efeso). Di sicuro sono da escludere Palestina e Siria. Altra città possibile per la stesura è Roma perché è lì che si conclude(Atti raccontano gli ultimi 2 anni di prigionia a Roma di Paolo, non scrive il martirio).

Destinatari: Privilegia i pagani senza tralasciare però i giudei , come aveva fatto anche Paolo

Data:85-90 d.C. forse anche inizio II secolo per il clima che si respira con Marcione (rifiuta AT e contro il giudaismo)  e Lettera di Barnaba (rifiuto del popolo d’Israele).

 

Possiamo dividere il testo in 5 parti di varia lunghezza:

1,1-4: prologo

1,5-4,13: dal tempio di Gerusalemme all’inizio della vita pubblica

4,14-9,50: ministero in Galilea

9,51-19,28: viaggio a Gerusalemme

19,29-24,53: ministero a Gerusalemme, ultima cena, passione, morte, sepoltura, risurrezione, apparizioni e ascensione

Lc 9,51: «Mentre stavano compiendosi i giorni in cui sarebbe stato elevato in alto, egli prese la ferma decisione di mettersi in cammino verso Gerusalemme».

I temi teologici del Vangelo:

– Il tema del viaggio: il Cristianesimo per Luca non è una teoria, ma una vita in cammino.

La storia della salvezza si è compiuta e continua a compiersi: essa si articola in 3 momenti (AT, Cristo e Chiesa).

La gioia del discepolo: chi incontra il Cristo e si mette in cammino con lui diventa una persona contenta.

La preghiera di Gesù e della Chiesa: Gesù è un modello di preghiera, una persona che sa pregare.

 

VANGELO SECONDO GIOVANNI

Data e luogo di composizione

Si è d’accordo fin dall’antichità sul fatto che il vangelo di Giovanni sia il più tardivo, composto così come si presenta a noi oggi all’incirca tra il 90 e il 100 d.C. La redazione finale di Gv risale quasi sicuramente all’ultimo decennio del I secolo, ma una sua redazione antecedente è dimostrata chiaramente dall’aggiunta del capitolo 21, che non appartiene alla prima mano dell’autore. Per la regione di provenienza, la tradizione indica Efeso in Asia Minore; alcuni studiosi hanno proposto invece la Siria.

 

Il nome Giovanni, che compare fra i dodici apostoli nei sinottici, in Gv non c’è. In Gv infatti non esiste il  brano della scelta dei dodici a cui siamo abituati dai sinottici. Negli elenchi dei dodici nei primi tre vangeli compare un «Giovanni», legato al fratello Giacomo, entrambi figli di un certo Zebedèo: La tradizione più antica ha sempre riferito a questo «Giovanni» l’autore del quarto vangelo. A conferma del capitolo 21, non presente nella prima edizione di Gv, dove si parla dei «figli di Zebedèo». Il riferimento è anche nei siottici dove si parla dei tre che Gesù volle con sé sul Tabor e che poi furono nell’orto degli ulivi, cioè Pietro, Giacomo e Giovanni. Pietro non può essere perché più volte è nominato accanto al discepolo che non si nomina . Giacomo venne ucciso (At 12,2) durante il regno di Agrippa (ca. 41/ 44 d.C.), resta, quindi, Giovanni cehe insieme a Pietro è quello più vicino a Gesù.

Di recente è stata sostenuta la tesi che il redattore finale sia “il presbitero Giovanni“, distinto dall’apostolo, ma appartenente alla sua cerchia, di cui parla la tradizione antica, in primo luogo Papia, vescovo di Gerapoli.

Papia presenta sia il Giovanni del passato che il Giovanni del presente come discepoli del Signore; e discepoli del Signore è titolo dato agli apostoli. Dunque, non risulta affatto che ci fossero due Giovanni, ma che Giovanni fosse ancora in vita, e per questo era il presbitero per eccellenza, e ciò rende ragione del perché Giovanni si dichiara nella sua seconda e terza lettera il Presbitero, come ben noto in quanto ultimo degli apostoli in vita.

Va anche notato che Papia usa il termine presbiteri per indicare gli apostoli.

L’ipotesi più probabile è che l’evangelista Giovanni fosse uno dei 12 .

 

Caratteristica del IV Vangelo è la lettura spirituale, simbolica, dei fatti, attraverso i quali si colgono i misteri divini: i miracoli, e più in generale le azioni di Gesù, sono “segni” che fanno intravedere la realtà di Gesù e del Padre. Ai segni sono connessi i discorsi, che sono diversi da quelli dei sinottici: non raccolte di detti, ma sviluppi graduali e unitari intorno a singoli temi, con alternanza tra dialogo (famosi i dialoghi di Gesù con la samaritana, nel cap. 4; con il cieco nato, nel cap. 9; con Marta, nel cap. 11) e monologo (si pensi alla lunga preghiera eucaristica di Gesù del cap. 17). Il tono del Vangelo è dato già dal prologo, di carattere innico, con la sua profonda meditazione sulla natura metafisica del Logos incarnato.

 

Il IV vangelo presenta uno schema più complesso di quello dei Sinottici. L’attività pubblica di Gesù ad esempio si svolge in un periodo superiore ai due anni, poiché inizia in un momento imprecisato dell’anno e poi si estende da un prima Pasqua a una terza Pasqua. Gli spostamenti di Gesù dalla Galilea alla Giudea sono frequenti, soprattutto all’inizio del racconto. Raramente gli episodi di questo vangelo si svolgono in parallelo con i Sinottici, anche se ambedue le narrazioni presentano lo stesso mistero di Gesù che rivela il Padre e che offre la vita per la salvezza del mondo.

Somiglianze si hanno con la struttura del vangelo di Marco:

  • Inizio della predicazione di Gesù
  • Ministero di Gesù
  • Chiamata dei discepoli
  • Ultimi giorni della vita di Gesù.

 

Ci sono 2 ipotesi sulle somiglianze:

  • Giovanni è indipendente dai sinottici e le somiglianze nella struttura sono dovute al fatto che la fonte è la stessa cioè la predicazione orale sull’annuncio della passione, morte e resurrezione di Gesù(kerigma).
  • Giovanni conosceva 1 o 2 vangeli esistenti. Infatti la moltiplicazione dei pani e Gesù che cammina sulle acque è comune a tutti e 4 i vangeli; la pesca miracolosa è in comune con Luca. Probabilmente conosceva alcune predicazioni fatte dagli altri evangelisti o conosceva i vangeli e volutamente li modifica per farne uno suo.

 

Differenza con i sinottici: nei sinottici Gesù è il predicatore, l’annunciatore del Regno di Dio(c’è un’attenzione decentrata da sé); in Giovanni tutto l’insegnamento di Gesù è incentrato su se stesso, è Gesù che parla in 1a persona(io sono il pane). Ciò è dovuto alla comunità che ha trasmesso il vg, non è Gesù che egocentricamente si pone al centro.

 

Struttura

Il vg può essere diviso in 2 parti:

  • 1-12: vita pubblica di Gesù chiamata «Il libro dei segni», perché vi sono raccontate alcune azioni miracolose di Gesù, che Giovanni chiama «segni», non «miracoli».
  • 12-19: ultima giornata di Gesù(13-17 ultima cena e 18-19 morte).